Non solo, come ha commentato
Vittorio, sabato scorso abbiamo digiunato ma ci siamo anche fatti un po’ di
“scarpino”; niente di particolare, non più di un paio di km, ma, per
cominciare, è andata bene così. I percorsi più interessanti (Balzi dell’Ora al
Corno alle Scale o altri simili) preferisco lasciarli per quando avrò un poco
più di fiato; Vittorio li aveva buttati li, tra una proposta e l’altra, quando
ci siamo sentiti per trovarci ma lui è un camminatore, io no.
Così ci siamo incamminati, con le
signore al seguito, per le strade alte del paese per mostrare a Vittorio
“scorci a lui ancora ignoti” quando, incrociato un viottolo ad un certo punto,
mi fa: “Ma io di qui ci sono già passato! E’ il sentiero che porta su al
Santuario di Brasa passando per il bosco.”
Il Santuario di Brasa sorge, ad
un paio di chilometri dalla piazza di Castel d’Aiano, lungo la provinciale (per
il bosco si taglia un po’), nei pressi dell’omonimo passo (c’è da scarpinare
ancora un pochino, ovviamente in salita). E’ stato eretto all’inizio del
settecento dove la leggenda narra di due pastorelli che notarono l'immagine
della Madonna su di un castagno ma l’edificio attuale risale ai primi anni ’60,
visto che la costruzione originale è stata rasa al suolo da un bombardamento
nel 1944 (nella zona d’altra parte, in quel periodo, costruzioni in piedi non
ce n’erano molte). La struttura è in blocchi di un particolare travertino detto
“pietra sponga” vista la sua somiglianza con le spugne (magari proveniente
dalle vicine grotte di Labante visto che negli anni ’60 non ci andavano troppo
per il sottile con l’ambiente).
Al Santuario di Brasa ci si
arriva dunque anche attraverso un sentiero per il bosco che parte dalla “casa
del popolo” (così uno dei miei cugini chiama il cimitero) del paese e che, nel
periodo pasquale, viene utilizzato come percorso della Via Crucis.
Così ci siamo ritrovati, a
digiuno, come moderni pellegrini “fuori stagione” a nutrir lo spirito
percorrendo quella via che porta “per aspra ad astra”.
Non di solo pane vive l’uomo…
……ci sono anche le frittelle di
castagne! (a casa mia le hanno sempre chiamate castagnacci ma, sull’appennino
il termine potrebbe generare incomprensioni; per molti il castagnaccio è tutta
un’altra cosa). Si preparano così:
1 Dolci
si prepara una pastella piuttosto
fluida con farina di castagne e latte (in 1 kg di farina possono andarci 1,5 –
2 litri di latte. Dosi rigorosamente “a occhio” come, ricorderà anche il
“buonissimo” Vittorio, amava dire “dumbo” Chierici) alla quale si aggiungono
uva passa e, a piacere, un po’ di frutta secca o scaglie di cioccolato. In una
padella si porta a temperatura di frittura abbondante strutto (oppure olio di
semi in caso di “avversione” per lo strutto o mancanza di esso) e vi si versa
la pastella con un mestolino a formare un dischetto di circa 7-8 cm. Cuocere bene, girandole da entrambi
i lati, finché non assumono un bel colore marrone scuro, asciugarle e servirle
ben calde cosparse di zucchero.
2 Tradizionali
Rispetto alla variante illustrata
sopra si aggiunge alla pastella, che deve essere fatta con acqua e non col
latte, un mezzo cucchiaio di sale; non vanno aggiunti ovviamente ne uva passa
ne frutta secca o cioccolato. Anche in questo caso servire calde accompagnate
con salumi e/o formaggi e, perché no, un buon bicchiere di vino rosso.
Ri Buon Appetito!
Direi Andrea che sarebbe il caso di aprire una sezione Gourmet, dove pubblicare ricette e commenti gastronomici
RispondiEliminaAndrea non ha scritto che il prossimo incontro a Castel D'Aiano prevederà ampia sosta al ristorante!
RispondiEliminaOttima idea!!! Ognuno potrà così condividere le proprie esperienze culinarie......in cucina c'è sempre da imparare
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