domenica 6 maggio 2012

Pomeriggio a Castel d'Aiano parte seconda


Non solo, come ha commentato Vittorio, sabato scorso abbiamo digiunato ma ci siamo anche fatti un po’ di “scarpino”; niente di particolare, non più di un paio di km, ma, per cominciare, è andata bene così. I percorsi più interessanti (Balzi dell’Ora al Corno alle Scale o altri simili) preferisco lasciarli per quando avrò un poco più di fiato; Vittorio li aveva buttati li, tra una proposta e l’altra, quando ci siamo sentiti per trovarci ma lui è un camminatore, io no.
Così ci siamo incamminati, con le signore al seguito, per le strade alte del paese per mostrare a Vittorio “scorci a lui ancora ignoti” quando, incrociato un viottolo ad un certo punto, mi fa: “Ma io di qui ci sono già passato! E’ il sentiero che porta su al Santuario di Brasa passando per il bosco.”
Il Santuario di Brasa sorge, ad un paio di chilometri dalla piazza di Castel d’Aiano, lungo la provinciale (per il bosco si taglia un po’), nei pressi dell’omonimo passo (c’è da scarpinare ancora un pochino, ovviamente in salita). E’ stato eretto all’inizio del settecento dove la leggenda narra di due pastorelli che notarono l'immagine della Madonna su di un castagno ma l’edificio attuale risale ai primi anni ’60, visto che la costruzione originale è stata rasa al suolo da un bombardamento nel 1944 (nella zona d’altra parte, in quel periodo, costruzioni in piedi non ce n’erano molte). La struttura è in blocchi di un particolare travertino detto “pietra sponga” vista la sua somiglianza con le spugne (magari proveniente dalle vicine grotte di Labante visto che negli anni ’60 non ci andavano troppo per il sottile con l’ambiente).
Al Santuario di Brasa ci si arriva dunque anche attraverso un sentiero per il bosco che parte dalla “casa del popolo” (così uno dei miei cugini chiama il cimitero) del paese e che, nel periodo pasquale, viene utilizzato come percorso della Via Crucis.
Così ci siamo ritrovati, a digiuno, come moderni pellegrini “fuori stagione” a nutrir lo spirito percorrendo quella via che porta “per aspra ad astra”.

Non di solo pane vive l’uomo…

……ci sono anche le frittelle di castagne! (a casa mia le hanno sempre chiamate castagnacci ma, sull’appennino il termine potrebbe generare incomprensioni; per molti il castagnaccio è tutta un’altra cosa). Si preparano così:

1 Dolci
si prepara una pastella piuttosto fluida con farina di castagne e latte (in 1 kg di farina possono andarci 1,5 – 2 litri di latte. Dosi rigorosamente “a occhio” come, ricorderà anche il “buonissimo” Vittorio, amava dire “dumbo” Chierici) alla quale si aggiungono uva passa e, a piacere, un po’ di frutta secca o scaglie di cioccolato. In una padella si porta a temperatura di frittura abbondante strutto (oppure olio di semi in caso di “avversione” per lo strutto o mancanza di esso) e vi si versa la pastella con un mestolino a formare un dischetto di circa  7-8 cm. Cuocere bene, girandole da entrambi i lati, finché non assumono un bel colore marrone scuro, asciugarle e servirle ben calde cosparse di zucchero.

2 Tradizionali
Rispetto alla variante illustrata sopra si aggiunge alla pastella, che deve essere fatta con acqua e non col latte, un mezzo cucchiaio di sale; non vanno aggiunti ovviamente ne uva passa ne frutta secca o cioccolato. Anche in questo caso servire calde accompagnate con salumi e/o formaggi e, perché no, un buon bicchiere di vino rosso.

Ri Buon Appetito!

AG

3 commenti:

  1. Direi Andrea che sarebbe il caso di aprire una sezione Gourmet, dove pubblicare ricette e commenti gastronomici

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  2. Andrea non ha scritto che il prossimo incontro a Castel D'Aiano prevederà ampia sosta al ristorante!

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  3. Ottima idea!!! Ognuno potrà così condividere le proprie esperienze culinarie......in cucina c'è sempre da imparare

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